Recenti studi hanno collegato alti livelli di 25(OH)D (fino a 100 mmol/L) ad una significativa riduzione del rischio di tumore al colon retto nelle donne.
La connessione tra vitamina D e la riduzione di questo tipo di cancro era già stata osservata ma con risultati trascurabili, anche perchè gli stessi benefici non risultano validi per gli uomini.
Le persone con deficit di vitamina D rappresentano una percentuale di popolazione piuttosto ampia, ma nella maggior parte dei casi la carenza è solo del 7-8% rispetto ai livelli raccomandati, perciò non è necessaria la prescrizione di integratori ma solo qualche accortezza nella dieta e nello stile di vita: la vitamina D, infatti, si può assumere tramite alimenti come tonno, salmone, latte (sia vaccino che vegetale, in particolare di soia e mandorla) e cibi fortificati. La fonte principale resta però l’esposizione ai raggi solari: sono particolarmente esposte al rischio di deficit, dunque, le persone con una carnagione scura, quelle che non passano molto tempo all’aperto e gli anziani. A queste categorie può pertanto essere consigliata un’integrazione.
I livelli di vitamina D nel sangue, comunque, non devono mai superare la soglia di 4000 UI perchè se presente in quantità eccessiva questa sostanza può risultare tossica.
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