Quando prendiamo peso i cambiamenti esteriori sono indubbiamente i più evidenti, ma anche all’interno del nostro corpo avvengono delle modificazioni molecolari e metaboliche che possono aprire la strada ai problemi di salute anche gravi legati all’obesità, come il diabete.

Per comprendere a pieno il modo in cui l’accumulo di lipidi influenza l’organismo è necessaria una visione d’insieme piuttosto che singole analisi e test: è stato fatto ricorso dunque all’omica, un scienza di recente definizione che indaga l’azione coordinata e contemporanea di diverse categorie di molecole. Possono essere considerate branche dell’omica la genomica, cioè lo studio dei geni presenti nel DNA, oppure l’analisi di proteoma e microbioma.

Basandosi su questi studi, un gruppo di ricercatori ha preso in esame 23 volontari normopeso e sovrappeso, di cui 13 con insulino-resistenza, raccogliendo informazioni omiche su di loro prima, durante e dopo un regime dietetico ipercalorico di un mese e la successiva perdita dei chili presi.

I risultati hanno mostrato innanzitutto la presenza, prima di iniziare la dieta ingrassante, di determinati marker infiammatori nei soggetti con insulino-resistenza, che in futuro potrebbero essere utilizzati per individuare i soggetti maggiormente a rischio di diabete. Questi stessi marker sono comparsi dopo l’ingrassamento anche negli individui sani, che hanno però sviluppato la proliferazione del batterio intestinale Akkermansia muciniphila, in grado di proteggere dal diabete di tipo 2. Questa scoperta fa pensare che l’organismo sia in un certo modo in grado di autotutelarsi dalla comparsa di questa patologia.

L’analisi della trascrizione genica ha poi individuato la comparsa di alcuni tratti molecolari in grado di favorire la cardiomiopatia dilatativa, una patologia che impedisce al cuore di pompare correttamente il sangue. Questa pericolosa modificazione si è presentata nonostante la sovralimentazione sia stata seguita per soli 30 giorni, ma è scomparsa, così come molte altre complicazioni, altrettanto velocemente nel momento in cui i soggetti sono dimagriti.

Questo dimostra che la perdita di peso, anche minima, rappresenta un enorme beneficio per la nostra salute.

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