Dieta low-carb e dieta low-fat in caso di grave obesità

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Recentemente è stato svolto con il patrocinio del Philadelphia Veterans Affairs Medical Center uno studio interessato a dimostrare che i soggetti gravemente obesi con una prevalenza di diabete o sindrome metabolica possono ottenere una perdita di peso maggiore, senza aumentare il rischio di aterosclerosi, se sottoposti ad una dieta low-carb piuttosto che ad una dieta ipocalorica e low-fat. I soggetti testati avevano almeno 18 anni ed un BMI di almeno 35. Sono stati esclusi soggetti con un livello di creatina nel siero maggiore di 1,5mg per decilitro, disturbi epatici, malattie debilitanti, soggetti diabetici impossibilitati a monitorare autonomamente i propri livelli di glucosio, persone a dieta o sotto farmaci per la perdita di peso. I 132 soggetti sono stati assegnati casualmente al gruppo low-carb o al gruppo low-fat, assicurandosi che entrambi i gruppi avessero lo stesso numero di donne, di diabetici e di gravi obesi (BMI > 40).

I due gruppi sono stati istruiti attentamente sulle rispettive diete da seguire, sul conteggio delle calorie, sulle ricette adatte etc. Il gruppo low-carb ha ricevuto l’indicazione di limitare l’apporto di carboidrati a 30g al giorno, ma nessuna sull’apporto di grassi. Sono state consigliate frutta e verdura in gran quantità. Il gruppo low-fat ha ricevuto istruzioni per creare un deficit calorico di 500 calorie al giorno, con meno del 30% dell’apporto energetico totale derivato dai grassi.
I volontari sono stati pesati e monitorati regolarmente per sei mesi, con controllo della circonferenza della vita, della pressione sanguigna, dei livelli di glucosio e lipidi nel siero, del colesterolo e dell’insulina.

Dopo sei mesi 29 soggetti avevano abbandonato lo studio ma hanno reso disponibili i dati raccolti fino ad allora e 24 si sono mantenuti stabili sul peso dell’ultimo controllo. Per l’analisi dei valori sanguigni tra i due gruppi si è tenuto conto dei dati anche di chi ha lasciato lo studio, mentre per la comparazione delle variabili continue si è reso necessario ricalibrare i test sui nuovi numeri. L’abbandono dello studio è stato particolarmente intenso intorno al terzo mese e più frequente nel gruppo low-fat. Al contrario, è stato il gruppo low-carb a perdere più peso (almeno il 10% del peso di partenza nel 14% degli individui contro il 3% del gruppo low-fat) a prescindere dalle varianti di partenza (età, razza, sesso, BMI, presenza o meno di diabete, fumo…) e anche dopo la ricalibrazione dei test dopo l’abbandono dei 29 volontari.

Anche il livello di trigliceridi è stato migliore nel gruppo low-carb, a prescindere dall’assunzione o meno di farmaci volti allo smaltimento di lipidi o per la cura del diabete. I livelli di colesterolo non hanno subito cambiamenti significativi, mentre nei soggetti diabetici si è riscontrato un calo del tasso glicemico maggiore nel gruppo low-carb. Nei soggetti non diabetici è stata misurata la resistenza all’insulina, che è risultata migliore nel gruppo low-carb, mentre la pressione sanguigna è diminuita.
È stato così dimostrato che i soggetti gravemente obesi con prevalenza di diabete e sindrome metabolica hanno perso più peso in sei mesi con una dieta a basso apporto di carboidrati piuttosto che con una a basso apporto di grassi, probabilmente per una maggior riduzione dell’apporto calorico che per un diretto effetto della composizione in macronutrienti, ma la spiegazione di questa differenza non è ancora chiara. I soggetti di questo gruppo potrebbero essersi sentiti più sazi grazie alla libertà nelle porzioni di proteine e grassi, oppure potrebbero essere stati agevolati nell’attenersi alla dieta grazie alla sua semplicità.
Hanno ottenuto risultati migliori anche nei livelli di trigliceridi, nella resistenza all’insulina e nel controllo glicemico, mentre non sono stati osservati effetti collaterali nei livelli di lipidi nel siero.
Secondo gran parte della comunità scientifica, un livello più basso di trigliceridi ha un effetto positivo sulla salute cardiovascolare, mentre squilibri nella resistenza all’insulina e nel controllo glicemico favoriscono aterosclerosi, sindrome metabolica e patologie alle coronarie. Il miglioramento di questi livelli è stato determinato anche dal tipo di dieta seguito: i soggetti che hanno perso più del 5% del peso originale grazie alla dieta low-carb hanno avuto un abbassamento dei trigliceridi superiore a coloro che hanno avuto un calo ponderale simile con la dieta low-fat.

Non è possibile però attribuire questi risultati esclusivamente alla restrizione dei carboidrati in sé: altre variabili incontrollate (come la proporzione di carboidrati complessi o il rapporto carboidrati-fibre) o sconosciute potrebbero aver contribuito.
Molti dei soggetti inclusi nello studio erano neri, un gruppo poco rappresentato nei precedenti studi sul cambiamento dello stile di vita. Rispetto ai bianchi, hanno avuto un calo ponderale mediamente inferiore.
Le conclusioni ottenute con questo studio vanno comunque interpretate con cautela perché l’entità del peso mediamente perso è molto bassa e il periodo di tempo limitato: non si sa quali possano essere i risultati di una dieta low-carb protratta per più di sei mesi, e l’alto tasso di abbandono del progetto ha dimostrato la difficoltà di aderire a tali regimi.

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