Tumori dell’intestino

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I tumori del tratto intestinale più frequenti sono quelli del colon-retto, dall’incidenza in crescita ma dalla mortalità in diminuzione negli ultimi tempi grazie alle diagnosi precoci e ad un miglioramento delle terapie.
I tumori intestinali hanno una sintomatologia variabile a seconda della locazione, dell’estensione e della presenza o meno di emorragie e ostruzioni, ma solitamente consistono in feci sanguinolente, irregolarità intestinali, dolori alla zona addominale, perdita di peso improvvisa e non volontaria, anemia e spossatezza.
La maggior parte dei tumori del colon-retto derivano dalla degenerazione di polipi benigni: rimuoverli, in seguito ad una loro eventuale identificazione come polipi adenomatosi, può costituire un ottimo fattore di prevenzione.
Altre cause note sono la predisposizione genetica, sia che tra i parenti stretti ci siano stati frequenti casi di tumore che di malattie predisponenti come la sindrome di Lynch, una dieta squilibrata (ricca di carni rosse e lavorate, alcolici, troppo calorica e priva di fibre vegetali che invece costituirebbero invece un fattore protettivo) e malattie non ereditarie infiammatorie croniche come il morbo di Chron.
La diagnosi si basa su un esame clinico in cui vengono effettuate palpazione dell’addome ed esplorazione rettale, seguite da una colonscopia e da una biopsia in caso di sospetti. Nei soggetti predisposti è consigliato uno screening annuale a partire dai 50 anni.
La chirurgia, anche endoscopica, è la terapia fino ad ora più utilizzata nel trattamento dei tumori in stadio iniziale, affiancata da chemioterapia e radioterapia per quelli più avanzati. È in crescita e sviluppo l’utilizzo di tecniche microinvasive tra cui l’utilizzo di robot.
Le altre sperimentazioni in corso sono volte all’individuazione di strumenti diagnostici sempre più affidabili e precoci, come l’endomicroscopia laser confocale, di nuovi marcatori biologici, del ruolo prognostico delle cellule tumorali circolanti nel sangue venoso periferico e dei fattori prognostici di recidive nei pazienti già operati.
Inoltre, i ricercatori del Memorial Sloan Kettering Cancer Center a New York e quelli del  Massachussets Intitute of Technology hanno sviluppato un’innovativa terapia in tre fasi che utilizza la medicina nucleare, con un tasso di cura senza effetti collaterali del 100% nei modelli di laboratorio. L’approccio sviluppato è di tipo teranostico: viene cioè utilizzata una sola tecnica per diagnosticare e trattare la malattia, nel caso specifico un anticorpo mirato sulla glicoproteina A33, presente nel 95% dei carcinomi dell’area intestinale, in grado di individuare e distruggere le cellule tumorali senza coinvolgere i tessuti circostanti né danneggiare con le radiazioni organi critici come il midollo e i reni.
Se applicata con successo agli esseri umani, questa scoperta potrà ridurre significativamente la mortalità di un cancro diffuso come quello del colon-retto (il terzo per incidenza) ma anche di altre tipologie di carcinoma.

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