L’obesità non è solo una serie di scelte di vita sbagliate

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Nonostante l’abbondanza di prove che dimostrano come l’obesità sia dovuta ad una concorrenza di diversi fattori, spesso si attribuisce questo disturbo esclusivamente a scelte di vita personale sbagliate, come errori nella dieta e poco esercizio.
Questo tipo di visione semplicistica delle cause dell’ingrassamento può creare o rinforzare lo stigma nei confronti del sovrappeso, definito come pregiudizio o discriminazione rivolto ad individui percepiti come sovrappeso.
Questo problema però non influisce solo sulle persone in effettivo eccesso di peso, ma coinvolge persone di ogni taglia e forma, anche quelle classificate come normopeso.
Questo tipo di atteggiamenti ovviamente viene alimentato dal proliferare di battute sulle persone grasse e dall’immagine stereotipata e  denigratoria che spesso se ne fa. Ad esempio, nelle serie televisive, la maggior parte dei personaggi sovrappeso ha più esperienze negative, meno amicizie e relazioni romantiche rispetto ai personaggi normopeso.

Il ruolo dei media

Un’analisi dei giornali nazionali ha confermato questo ritratto negativo, stigmatizzato e in alcuni casi disumanizzato delle persone sovrappeso.
Molto spesso i giornali parlano delle “cause controllabili” dell’accumulo di peso, come il comportamento alimentare, trascurando le “cause non controllabili”, come l’abbondanza delle porzioni vendute, la formulazione dei cibi e le pubblicità. Contribuiscono così a creare l’idea che essere sovrappeso sia dovuto a scelte di vita sbagliate, e che tutto si possa risolvere con una dieta più sana e più attività fisica. La realtà ovviamente è molto differente e molto più complicata.
Oltretutto i giornali raggiungono milioni di persone, confermando e rafforzando così i comportamenti stigmatizzanti e discriminatori verso gli obesi, e facendo passare il messaggio che sia accettabile giudicare le persone basandosi sul loro peso.

Diffusione dello stigma

Lo stigma nei confronti del sovrappeso si può notare in tutte le aree della società, compresi i posti di lavoro, le scuole e i centri educativi. Persino i servizi sanitari non sono immuni da questo tipo di pregiudizio – parrebbe che ad alcuni pazienti siano stati negati interventi bariatrici a causa dell’atteggiamento giudicatorio dei chirurghi.
Non è raro inoltre che questa visione semplicistica si ripercuota sulle azioni ministeriali, ad esempio nelle campagne di sensibilizzazione verso l’obesità che richiamano l’attenzione solo su una dieta migliore ed una maggior attività fisica invece di analizzare la totalità delle cause.
Essere un politico o un medico specialista non rende immune da questi pregiudizi comuni.

Sconfiggere la discriminazione

Il danno dei pregiudizi nel confronti dell’obesità è doppio perché non solo ha un impatto sulle persone sovrappeso, ma diminuisce ulteriormente la possibilità che le nazioni prendano provvedimenti a riguardo. Ci sarebbe bisogno di un’azione globale che crei un ambiente sano, promotore della salute e libero di pregiudizi e colpevolizzazioni individuali. La responsabilità per la diffusione dell’obesità è tanto della società quanto dei singoli individui come suoi membri.
C’è la necessità di cambiare l’immaginario del sovrappeso nei media, e sono molte le associazioni di ricerca sia pubbliche che private che stanno già operando a riguardo.
Si tratta di passi importanti, perché le immagini negative possono influenzare le persone obese ogni giorno, e rischiano di portarle a sviluppare depressione e ansia riguardo il loro aspetto fisico.
Solo riflettendo accuratamente sul fatto che l’obesità è un disturbo cronico causato da un insieme di fattori, sia controllabili che non controllabili, potremo avvicinarci ad una soluzione effettiva.

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