I professionisti della salute non trattano equamente i pazienti in sovrappeso

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Ippocrate, medico greco e autore del famoso giuramento, scriveva: “Il medico deve avere due obiettivi quando tratta una malattia, fare del bene e non fare del male”. Il principio guida dell’etica medica è quindi evitare l’iniquità, non creare danno.
Ciò nonostante, molti professionisti della salute vengono meno al loro giuramento nel momento in cui hanno a che fare con pazienti considerati sovrappeso o obesi.

Il pregiudizio e lo stigma basati sul peso non sono diffusi solo nella nostra società, ma esistono anche all’interno dell’ambiente medico. Molti pazienti in sovrappeso non beneficiano di cure della stessa qualità delle loro controparti normopeso. I trattamenti che vengono loro amministrati si basano principalmente sulla loro taglia, sottovalutando le loro effettive preoccupazioni per la loro salute.

Spesso c’è meno pazienza verso i pazienti obesi

Ad esempio, nel 2016, il New York Times ha intervistato Patty Nece, una donna di 58 anni di Alexandria, Virginia, che si è fatta vedere da un ortopedico per un dolore al bacino. La Nece non ha fatto in tempo a finire di spiegare i suoi sintomi al medico che questo le ha consigliato di perdere peso, diagnosticando il disturbo come “dolore da obesità” senza condurre alcun test o esame. La donna ha poi scoperto che il dolore era causato da una scoliosi progressiva, una condizione non collegata all’obesità.
Il caso della Nece non è raro.

Il National Center for Biotechnology Information ha condotto uno studio su 122 medici d’impiego presso uno dei tre ospedali del Texas Medical Center di Houston per esaminare in che modo il peso di un paziente influenzi il comportamento di chi lo ha in cura e le terapie consigliate. È risultato che molti medici considerano visitare un paziente una perdita di tempo maggiore man mano che aumenta suo il peso, che gradiscono meno il loro lavoro se hanno a che fare con pazienti sovrappeso, visti inoltre come irritanti e trattati con meno pazienza.

Il principio etico medico del “non fare danno”, invece, non viene implementato con l’aumentare del peso del paziente. Non solo vengono prescritte strategie per la perdita di peso senza considerare le condizioni di salute, ma il rispetto generale usato nei confronti dei pazienti obesi diventa discutibile. I trattamenti basati esclusivamente sul peso non sono solo antietici, ma anche improduttivi.
Secondo il Journal of Obesity, solo il 20% dei partecipanti ad iniziative di dimagrimento mantengono la perdita di peso per più di un anno, e la percentuale scende ulteriormente a partire dal secondo anno.
Riporta inoltre che il 77% dei partecipanti a 29 studi condotti su iniziative per il dimagrimento ha ripreso il peso iniziale dopo 5 anni. Se davvero i programmi di perdita di peso sono creati basandosi sulla salute dei partecipanti piuttosto che su uno stigma culturale contro le taglie forti, allora perché gran parte dei partecipanti torna alla forma originale nonostante tutti i cambiamenti nello stile di vita che questi programmi richiedono?

Nuovo approccio più olistico

Alcuni professionisti e dietologi hanno iniziato ad adottare un approccio più olistico alla salute dei loro pazienti, ad esempio il modello terapeutico inclusivo Health at Every Size (HAES). Il modello HAES promuove comportamenti sani e un’alimentazione intuitiva pur apprezzando la diversità fisica e riconoscendo come le caratteristiche sociali come il genere, la razza, la sessualità e altri fattori contribuiscano al benessere.
Secondo il Journal of Obesity, uno studio che ha confrontato i risultati dei partecipanti ad un programma basato su HAES e quelli di un programma per la perdita di peso ha concluso che i primi hanno ottenuto miglioramenti durati più di due anni con livelli di colesterolo, trigliceridi e pressione sanguigna diminuiti sensibilmente, mentre i secondi hanno ottenuto in un primo momento una perdita di peso, recuperato poi però dopo due anni e senza miglioramenti nella salute.
La salute e il benessere diventano facilmente ottenibili quando a perdita di peso non è l’obiettivo del trattamento.

I pazienti in sovrappeso dovrebbero ricevere lo stesso livello di rispetto e competenza delle loro controparti normopeso da parte dei medici. Per quanto radicato nella cultura sia il pregiudizio verso l’obesità, dovrebbe essere dovere dei professionisti della salute aderire a un’assenza di iniquità nel momento in cui si trovano a trattare con pazienti di taglie maggiori. Inoltre, le terapie basate sulla perdita di peso non sono produttive, dal momento che gli studi dimostrano un miglior funzionamento degli approcci più olistici.

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