Come il linguaggio di tutti i giorni stigmatizza inconsciamente l’obesità e cosa fare a riguardo

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L’obesità è una condizione fortemente stigmatizzata, e le persone interessate da questo disturbo sono spesso soggette a pregiudizio e ridicolo a scuola, a lavoro, a casa e anche nei centri medici specializzati. Ogni giorno devono affrontare il rifiuto da parte della società e sono apostrofati come pigri, poco attraenti, con scarsa motivazione e infelici. È preoccupante sapere che molte persone obese non sono in grado di affrontare questo stigma quindi lo accettano passivamente e a volte ci credono loro stesse.
Viviamo in un mondo in cui ci viene costantemente ricordato che l’obesità è una “crisi”, che è un’epidemia, che danneggia l’economia ed è un peso per la società. Queste idee sono disseminate tra giornali, social media, dichiarazioni dei politici e dei medici, e danno vita allo stigma per il sovrappeso.
Questo pregiudizio può manifestarsi in molte forme diverse: può essere esplicito, come nel caso di abuso verbale e fisico, o indiretto e sottile. In molti casi è lo stesso linguaggio ad alimentare in modo inconscio e sottile lo stigma, anche se all’apparenza può non sembrare così.

La parola “epidemico”
“Obesità epidemica” è una delle espressioni più frequentemente usate dai media e nei discorsi quotidiani. La parola “epidemia” viene usata come metafora per sottolineare la crescente diffusione dell’obesità, ma la sua definizione indica l’incidenza di una malattia infettiva. L’uso di questa parola può quindi creare una certa paura e ansia nei confronti dell’obesità, spingendo ad evitare le persone sovrappeso come se fossero contagiose, e non tiene conto del fatto che si tratta di un disturbo estremamente complesso. Usare questa espressione può portare quindi ad atteggiamenti di distacco e negatività nei confronti della malattia.

“Essere” obesi
Un altro dei problemi legati al linguaggio è l’accompagnamento della parola “obeso” con il verbo essere.
L’obesità è senza dubbio una condizione medica, riconosciuta come patologia complessa causata da una rosa molto ampia di fattori che prescindono dal mangiare troppo e non fare abbastanza esercizio. Pertanto, se si tratta di una condizione medica, sarebbe giusto riferirsi ad essa come qualcosa che si “ha” piuttosto che come qualcosa che si “è”. È difficile che le persone vengano definite in base alla condizione medica in cui si trovano. Non si dice che le persone “sono la meningite”. Ci sono però eccezioni importanti, e ogni volta sono associate a ingiusti pregiudizi (“SEI HIV positivo, SEI dislessico, SEI obeso”).
Definire le persone come obese le risolve nella loro malattia, che diventa una colpa, associa loro tutte le ideologie negative ad essa legate e crea un’identità molto ristretta e inaccurata.

La maggior parte delle persone usa queste espressioni senza rendersene conto, senza nemmeno l’intenzione di esprimere un giudizio, ma basta poco per cambiare completamente il modo in cui un determinato concetto viene presentato e visto.
Ci sarebbe pertanto bisogno di rivedere e ricalcolare il linguaggio usato quando parliamo di questi problemi, in modo che usando piattaforme potenti come i social media, in grado di raggiungere molte persone, possiamo educare all’opposto della discriminazione.
C’è una relazione reciproca tra il linguaggio che usiamo per rappresentare ciò che pensiamo, e come il linguaggio plasma il nostro modo di pensare. Si tratta di uno strumento potente che potremmo usare come primo passo per cambiare il modo in cui ci occupiamo di questo problema e ridurre il pregiudizio nei confronti del sovrappeso così diffuso nella società.

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