La pancreatite acuta

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La pancreatite acuta è una forte infiammazione del pancreas e dei tessuti adiacenti e che colpisce maggiormente in età compresa fra i 30 e i 60 anni . Può presentarsi in forma lieve (pancreatite acuta edematosa) o grave (pancreatite acuta necro-emorragica).

La funzione del pancreas

Il pancreas ha il compito di produrre enzimi e ormoni fra cui l’insulina (che utilizza il glucosio) mentre le altre cellule elaborano il succo pancreatico che, sfociato nel duodeno, emulsiona il cibo facilitando la digestione . L’infiammazione del pancreas attiva gli enzimi digestivi all’interno dell’ organo stesso, causando la pancreatite acuta subendo così un danno, che nella forma più grave può arrivare a una specie di auto-digestione.
Il dolore epigastrico violento che si espandi posteriormente , definito anche come «dramma pancreatico» è il sintomo tipico della pancreatite acuta. L’infiammazione può compromettere altri organi (reni, sistema nervoso, cuore, polmoni) ed essere seguita da shock.

Le cause della pancreatite

Le principali cause della pancreatite acuta sono i calcoli alla colecisti , che determinano oltre il 70% dei casi, e l’eccessivo utilizzo di alcool. I calcoli che giungono dalla cistifellea, muovendosi dalla loro sede usuale, bloccano lo scarico del dotto che trasporta il succo pancreatico nel duodeno. L’ostacolato scorrimento dei succhi pancreatici provoca l’infiammazione della ghiandola.
Altre cause sono: farmaci ( diuretici, estrogeni e tetracicline), traumi o interventi chirurgici sulle vie biliari e organi vicini al pancreas e anomalie congenite della ghiandola.

Decorso e cura

Nell’80% dei casi la pancreatite acuta ha un decorso che si risolve in 7-10 giorni. È sempre indispensabile un ricovero ospedaliero: la terapia prevede di mettere il pancreas a riposo, interrompendo l’alimentazione, somministrando analgesici e liquidi per via endovenosa. Nella forma più severa , individuabile con particolari esami di laboratorio e Tac , gli enzimi attivati non solo distruggono parzialmente la ghiandola, ma si spargono nelle zone vicine retro-peritoneali e da qui possono essere riassorbiti e passare in circolo, compromettendo più organi. In questo caso è necessario l’intervento: quello di «lavaggio retroendoperitoneale». Durante l’intervento si asportano gli enzimi attivati nelle aree adiacenti la ghiandola pancreatica e i tessuti necrotici . Nella gran parte dei casi, anche nella forma grave, superato il momento acuto e il decorso post-operatorio la ghiandola riprende le sue due funzioni principali: la produzione di enzimi digestivi e degli ormoni.

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