Cos’è la sindrome da rialimentazione?

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La sindrome da rialimentazione (Refeeding syndrome) è una condizione che può verificarsi durante il processo di alimentazione di pazienti malnutriti, ad esempio quelli geriatrici, oncologici o affetti da anoressia nervosa, e può essere anche mortale. Fu osservata per la prima volta durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i prigionieri di guerra, tenuti a digiuno nei campi, morivano per eccesso di cibo una volta liberati.

Perché si verifichi la refeeding syndrome deve essere presente almeno uno dei seguenti criteri:

  • BMI < 16 – perdita di peso > 15% negli ultimi 6 mesi
  • Digiuno da più di 10 giorni
  • Carenza di K, Mg e P04.

I disturbi legati alla sindrome da refeeding sono di tipo elettrolitico e neurologico: con un digiuno prolungato, infatti, i livelli di vitamine e minerali si riducono sensibilmente, così come la secrezione di insulina, mentre aumenta quella di glucagone.
Durante la rialimentazione riprende la secrezione di insulina in risposta all’aumento di glicemia, e aumentano anche la sintesi di glicogeno, acidi grassi e proteine che però richiedono fosfati, magnesio e potassio che scarseggiano e vengono presto esauriti.

Questo processo provoca uno spostamento degli elettroliti nel comparto intracellulare e una diminuzione degli elettroliti nel siero: contemporaneamente di spostano glucosio, fosfati, potassio e magnesio, scambiati col sodio, e vengono a mancare nel plasma provocando così spasmi, tetanie, aritmie, insufficienze cardiache ed edemi. La diminuzione di tiamina può provocare encefalopatia e acidosi metabolica e l’eccesso di glucosio coma iperosmolare.

Quali sono i criteri che confermano la sindrome da rialimentazione?

La sindrome è dunque confermata dai seguenti criteri:

  • Ipofosfatemia,
  • Ipopotassiemia,
  • Ipomagniesiemia,
  • Edemi periferici e sovraccarico acuto della circolazione,
  • Insufficienza respiratoria o cardiaca o edema polmonare.

Per evitarne l’insorgenza bisogna rialimentare i pazienti a rischio in modo estremamente cauto e graduale, iniziando con 10kcal/kg al giorno e integrando vitamine, tiamina ed elettroliti fino a ottenere valori nella norma. Bisogna anche ridurre drasticamente il consumo di acqua per evitare la comparsa di edemi.

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