Bullismo sul peso in ambiente scolastico

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Il rientro a scuola può essere traumatico per molti bambini, soprattutto quelli, sempre più numerosi, che soffrono di obesità e sovrappeso: infatti i bambini sovrappeso devono spesso affrontare stigma e discriminazioni, sotto forma di bullismo, provocazioni e vittimizzazione, con effetti deleteri sullo stato di salute mentale e fisica e sulla qualità della vita presente e futura.

Per incidenza e gravità il bullismo rivolto al peso in ambiente scolastico supera anche le forme di bullismo rivolte al sesso, alle preferenze sessuali e alla provenienza sociale. Può manifestarsi sul piano fisico, relazionale, sociale, verbale o tramite internet.
Oltre al bullismo da parte dei pari, i bambini possono subire discriminazioni da parte degli educatori che spesso hanno minori aspettative fisiche, sociali e accademiche rispetto a quelle che hanno per i coetanei normopeso.

I bambini che hanno subito bullismo internalizzano il giudizio negativo rivolgendolo talvolta verso se stessi: in questi casi il rischio di malattie metaboliche è più alto, così come i casi di bassa autostima e alimentazione emozionale e incontrollata, che porta a cronicizzare il sovrappeso anche in età adulta.

I genitori dovrebbero prestare attenzione ai segnali che indicano che il bambino è vittima di bullismo, come il rifiuto di andare a scuola o prendere i mezzi, calo dei voti, interruzione di attività sportive, capricci, dolori alla testa o allo stomaco, difficoltà nel sonno. Molti bambini tengono nascosto quello che sta succedendo loro per paura della reazione dei bulli o per vergogna.

Viste le numerose conseguenze fisiche e mentali dello stigma sul peso, è importante istruire genitori e insegnanti ad essere più sensibili nel gestire i casi di sovrappeso infantile.

Nello specifico è possibile:

  • Approfondire lo studio dell’argomento e i meccanismi dello stigma sul peso e del bullismo;
  • Interrogarsi sulla presenza di eventuali comportamenti e pensieri discriminatori e superarli con consapevolezza e compassione;
  • Rimproveri e vergogna sono infatti deleteri, piuttosto che motivazionali;
  • Imparare il linguaggio adatto per rivolgersi ai bambini e alle famiglie interessati dal sovrappeso, con rispetto e sensibilità e mettendo la persona prima della malattia;
  • Informarsi su eventuali episodi di bullismo, enfatizzando che si tratta di un comportamento negativo di cui la vittima non deve vergognarsi;
  • Insegnare ai genitori a parlare ai loro bambini del peso in modo positivo, concentrandosi sui sentimenti dei figli piuttosto che sul dar loro lezioni, e fornendo loro strumenti educativi e facile accesso a consulti specialistici e trattamenti.
  • Confrontarsi con i colleghi, condividendo le rispettive esperienze.
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